abbatino,
nativo di Assisi, stando alla tradizione, sarebbe il quarto
uomo unitosi a Francesco, dopo Bernardo di Quintavalle,
Pietro Cattani ed Egidio.
Narrano le fonti: "Trascorsi pochi giorni (dalla cosiddetta
"prima missione" francescana, condotta dai primi
quattro penitenti di Assisi nelle Marche ed in Toscana), vennero
a loro tre altri uomini di Assisi: Sabbatino, Morico, Giovanni
de Capella, che supplicarono Francesco di riceverli nella
fraternità. Egli li accolse con umiltà e affetto.
(Questi) quando andavano per elemosina, attraverso la città,
appena qualcuno gliela faceva. I più li coprivano di
villanie: "Come! avete buttato via la roba vostra, e
adesso volete mangiare sulle spalle degli altri". Così
erano costretti a soffrire una incresciosa penuria.
Da parte loro, i genitori e i consanguinei, non li potevano
vedere; gli altri concittadini li schernivano come eccentrici
scervellati. A quei tempi infatti nessuno osava abbandonare
i propri averi e andare a chiedere la carità di porta
in porta (
).
Francesco, pieno della grazia dello Spirito Santo, ai sei
frati sopra citati, convocandoli presso di sé dalla
selva che si estendeva presso la Porziuncola, nella quale
entravano spesso per pregare, predisse quello che sarebbe
avvenuto. Disse: "Fratelli carissimi, consideriamo la
nostra vocazione. Dio, nella sua misericordia, ci ha chiamati
non solo per la nostra salvezza, ma anche per quella di molti
altri. Andiamo dunque per il mondò, esortando tutti,
con l'esempio più che con le parole, a fare penitenza
dei loro peccati e a ricordare i comandamenti di Dio".
E proseguì: "Non abbiate paura di essere ritenuti
insignificanti o squilibrati, ma annunciate con coraggio e
semplicità la penitenza. Abbiate fiducia nel Signore,
che ha vinto il mondo! Egli parla con il suo Spirito in voi
e per mezzo di voi, ammonendo uomini e donne a convertirsi
a Lui e ad osservare i suoi precetti. Incontrerete alcuni
fedeli, mansueti e benevoli, che riceveranno con gioia voi
e le vostre parole. Molti di più saranno però
gli increduli, orgogliosi, bestemmiatori, che vi ingiurieranno
e resisteranno a voi e al vostro annunzio. Proponetevi, in
conseguenza, di sopportare ogni cosa con pazienza e umiltà".
Udendo l'esortazione, i fratelli cominciarono ad aver paura.
Ma il Santo seguitò: "Non abbiate timore, poiché
tra non molto verranno a noi parecchi dotti e nobili, e si
uniranno a noi nel predicare ai re, ai principi e ai popoli.
In gran numero si convertiranno al Signore, che moltiplicherà
e aumenterà la sua famiglia nel mondo intero".
Questo disse Francesco, e diede loro la sua benedizione. Gli
uomini di Dio andarono, mantenendosi fedeli a quelle ammonizioni.
Quando incontravano una chiesa o una croce lungo la via, si
inchinavano a recitare una preghiera e dicevano devotamente:
"Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo per tutte le
tue chiese sparse nel mondo intero, poiché tu lo hai
redento per mezzo della tua santa croce". Erano convinti,
di fatto, di essere in un luogo sacro, dovunque incontrassero
una croce o una chiesa.
Ognuno che li vedeva, ne era fortemente meravigliato, per
quel loro modo di vestire e di vivere così differente
da qualunque altro: sembravano proprio degli esseri boschivi.
Dove entravano, fosse una città, un castello, un villaggio,
un'abitazione, annunziavano la pace, esortando uomini e donne
a temere e amare il Creatore del cielo e della terra, e ad
osservare i suoi comandamenti.
C'era chi li stava ad ascoltare volentieri e chi al contrario
li beffava. Per lo più venivano bersagliati da una
tempesta di domande. Dicevano alcuni: "Da dove venite?",
altri chiedevano a che Ordine appartenessero. Benché
riuscisse fastidioso rispondere a tante interrogazioni, essi
confessavano con semplicità di essere dei penitenti,
oriundi di Assisi. Infatti, il loro Ordine non era ancora
detto Religione" (Leggenda dei tre compagni, nn.35-37).
"Ma passato breve tempo - continua il Celano - , san
Francesco desiderando di rivederli tutti, pregò il
Signore che si degnasse nella sua misericordia di riunirli
presto. E tosto, secondo il suo desiderio e senza che alcuno
li chiamasse, si ritrovarono insieme e resero grazie a Dio.
Prendendo il cibo insieme manifestano calorosamente la loro
gioia nel rivedere il pio pastore e la loro meraviglia per
aver avuto il medesimo pensiero. Raccontano poi i benefici
ricevuti dal misericordioso Signore e chiedono e ottengono
umilmente la correzione e la penitenza dal beato padre per
le eventuali colpe di negligenza o di ingratitudine"
(I Cel., n. 30).
Successivamente, frate Sabbatino, a detta dello Jacobilli,
"predicò in Italia, e fece molto frutto nell'Anime;
dimorò con S. Francesco, et altri XI compagni, nel
primo luogo di Rivotorto, in S. Maria degli Angeli, in altri
luoghi, ove lo mandò S. Francesco; e fù degno
spesso sentire li santi ricordi, che dava quella bocca di
Serafino; e veder spesso li gran miracoli, che faceva, e la
vita santissima, che conduceva". (Jacobilli, Vite de'
santi e Beati dell'Umbria, tomo I, p. 185).
Nel 1219, dopo il Capitolo generale di Pentecoste, decise
le nuove missioni, Sabbatino unitamente a Francesco, a Pietro
Cattani, a Barbaro, a Leonardo, a Illuminato e a molti altri,
partì "missionario" alla volta dell'Oriente,
da cui fece ritorno nel 1220.
Dopo la morte di San Francesco, frate Sabbatino fu inviato
a Roma, presso il Convento di Santa Maria di Aracoeli, ove,
a detta delle cronache, "visse in gran santità,
e vi morì illustre di miracoli adì 2 di Febraro
1251. Il suo Corpo si conserva nella Colonna, o pilastro a
mano destra dell'Altare maggiore d'essa Chiesa; et alla sinistra
sta quello del B. Iunipero".
Nel Martirologio Francescano, riferite a frate Sabbatino,
si leggono le seguenti parole: "2 Febbraio: Romae, Beati
Sabbathini Confessoris, Seraphici Patris Divi Francisci socii,
vitae sanctitate conspicui".
Per ulteriori notizie su frate Sabbatino, vedere:
Chronica XXIV Generalium, Bartolomeo da Pisa (De conformitate),
Giacomo Oddi (La Franceschina), Mariano da Firenze (Compendium),
Luca Wadding (Annales), Marco da Lisbona (Cronaca), Rodolfo
da Tossignano (Historiarum), Francesco Gonzaga (De origine),
L. Jacobilli (Vite).
di Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it